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Chi ha segnato al SuperBowl 2021?

Febbraio 8, 2021/Blog

Il SuperBowl è il passaggio televisivo più importante dell’anno.
È così importante, che nel 1984 Steve Jobs decise di lanciare il rivoluzionario Macintosh con un solo passaggio, proprio durante il SuperBowl di quell’anno. Un solo passaggio, nel momento giusto, ha mostrato quello che molti oggi considerano il più importante TV Commercial della storia dell’Advertising, e ha lanciato l’home computer di maggior successo della storia.
Quest’anno, come è andata?

Iniziamo mettendoci una mano sul cuore. Perché, mutuando Kevin Roberts, è stato un SuperBowl di Lovemark.
Prendiamo Jeep, che ha proseguito la tradizione dei car commercial patriottici Chrysler (Clint Eastwood ed Eminem) con il Boss. Nei 2 minuti dello Spot, Bruce Springsteen ci accompagna in un’America che si trova “nel mezzo” (in the middle), frontiera di paure e di coraggio in cui trovare il motore della rinascita: l’essere liberi e l’essere uniti. Grande testo, grandissima produzione. La Jeep diventa metafora dell’America post Covid.

 

Il Covid ha lasciato molte persone senza lavoro. A loro è rivolto The Rising, lo spot di Indeed. Nella sua semplicità (o banalità, per alcuni), la narrazione lavora sull’empatia e sull’immedesimazione (ancora la lezione di Kevin Roberts) con la situazione di chi cerca lavoro, soprattutto in un momento di grave recessione economica come questo.

 

Un altro spot in stile Lovemark è quello di Huggies, in cui la Droga5 (agenzia di David Droga, da tenere sempre d’occhio e da imitare appena possibile) corona in maniera narrativamente ed emotivamente efficacissima lo sforzo produttivo di utilizzare bambini nati tutti il giorno del SuperBowl, per attivare in maniera non banale la nostra risposta emotiva automatica alla loro coccolosità di neonati.

 

Un altro trend del SuperBowl è quello delle Celebrity. Trend storico, dal momento che l’America è terra di Showbiz, e le Celebrity sono un po’ gli eroi, un po’ gli intrattenitori, un po’ gli amici di tutti gli americani. Prima Celebrity, Samuel L. Jackson, che fa i suoi personaggi, che fanno Samuel L. Jackson, nello Spot Verizon rivolto ai Gamer.

 

Poi c’è #FlatMattew per Doritos con Matthew McConaughey, in cui l’attore che ha fatto dello recitazione piatta paper-thin la sua cifra stilistica, con grande auto-ironia si mostra bi-dimensionale e letteralmente  paper-thin in una creatività che gioca proprio sulla presa in giro della celebrity, con il conseguente effetto di empatia e avvicinamento emotivo al pubblico.

 

Particolarmente azzeccato è poi l’utilizzo che GM fa del Mark Twain Awarded Will Ferrel che esercita tutto il suo potere maestosamente auto-denigratorio (cfr. AnchorMan) prendendosela con la Norvegia perché hanno più auto elettriche pro capite degli Stati Uniti.

 

C’è poi il trend della nostalgia.
Sopra tutti, Bud Light, che ha proposto uno Spot divertente, che è un Meta-Spot (gli Ads about Ads sono uno dei feticci di Madison Avenue): infatti recupera i suoi protagonisti più famosi, le sue Legends, degli ultimi 20 anni (il cantante di Real Men of Genius, quanti ricordi!), riuniti per salvare un Furgone Bud Light rovesciato.

 

C’è anche lo spot paradossale di Tide con Jason Alexander, co-protagonista di Seinfeld, la sit com di culto degli anni ’90. Con questo spot la Brand si allontana definitivamente dal mega-successo di It’s Tide ad del 2018, con una modalità efficace e intrigante di usare una Celebrity, in puro stile US Comedy.

 

Un capolavoro di Nerd Comedy è stato lo sketch SNL, poi film, di Mike Myers e Dana Carvey, Wayne’s World. Sempre sulla cresta della nostalgia, Uber Eats ce lo propone in uno spot a sostegno dei ristoratori locali.  Un messaggio che esprime quello che il Dottor Copy definisce Valore Utile Profondo: quando ciò che è utile per la Brand è utile anche per il pubblico, e viceversa. In questo caso, se fai lavorare Uber Eats fai lavorare i ristoratori locali, che rappresentano uno dei business più colpiti dal Covid-19.

 

E così ci apriamo a un altro tema di questo SuperBowl, il Brand Activism.
In un momento di crisi globale come quello che stiamo vivendo, molte Brand hanno espresso una Call to Action non semplicemente commerciale o promozionale, ma una vera e propria chiamata ad agire, nell’interesse di tutti. Come abbiamo visto, Uber Eats lo ha fatto nell’interesse dei ristoratori locali.
Anheuser-Busch, dal canto suo, lo fa incitando le persone a “bersi una birra” nel senso della locuzione, già di uso comune, con cui esprimiamo desiderio di condivisione e consolazione. In effetti è vero: when you say, ‘Let’s grab a beer,’ it’s never just about the beer (quando diciamo “facciamoci una birra”, non è mai solo per la birra). Bravi, una birra me la bevo anche alla salute dei creativi e di tutto il team che ha lavorato a questo spot.

 

M&M, invece, lo fa proponendosi come facilitatore di un gesto che Fonzie avrebbe trovato impossibile: chiedere scusa. Partendo da questa premessa creativa, e dalla Call to Action di scusarsi senza drammi la Brand attraversa tanti temi associati alla #diversity e #inclusion, fino al cameo della showbiz celebrity Dan Levy, attore/autore e membro della LGBTQ+ community.

 

Infine, chiudiamo con un grande assente. Budweiser negli anni è diventato sinonimo del SuperBowl. Eppure, quest’anno ha deciso di non comparire durante il Superbowl, e di dedicare quei $5.6 million (budget per l’evento del 7 Febbraio a supportare la “critical Covid-19 vaccine awareness” con donazioni e spot futuri: una Call to Action per agire concretamente, dando l’esempio concreto.

 

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